Foto di Antonio Viscido

Uno dei piu' grandi piaceri della vita, sconosciuto a noi nella prima parte della nostra crescita e formazione come esseri umani, e' quello di percorrere un cammino che cambia di frequente a seconda di coloro nei quali ci imbattiamo, circostanze nelle quali ci troviamo coinvolti e coincidenze che avvengono in momenti inaspettati. Un cammino che puo' apportare o delle virate vorticose alle nostre esistenze, oppure solo cambiare l'ottica del nostro quotidiano in maniera accrescitiva, spingendoci a sperimentare nuove strade lavorative e personali, con un occhio diverso, attento ai nostri valori sostanziali ma aperto allo stesso tempo a nuove prospettive e a coloro che ci circondano, in quel momento.


Quando concetti del genere vengono apportati alla musica, in Italia non c'e' quasi nessuno che ha avuto l'istinto e il coraggio di sfidare nuovi sentieri sonori accoppiati con romantico e profondo misticismo lirico nella stessa maniera che uno dei piu' talentuosi musicisti e produttori in Italia, Gianni Maroccolo, ha saputo fare ed ancora fa nel corso della sua brillantissima carriera.


In occasione dell'uscita del suo nuovo progetto chiamato Mephisto Ballad, realizzato in collaborazione con Antonio Aiazzi, un amico e collega di lunga data dai tempi dei Litfiba, storica band Toscana, il nostro sito ha avuto l'onore di parlare con "Marok", l'affettuoso nomignolo con il quale Maroccolo e' conosciuto da anni all'interno dell'ambiente musicale, a proposito della sua incredibile carriera e delle numerose tappe musicali di un artista che ha incessantemente contribuito a creare tra le pagine piu' belle della musica italiana degli ultimi 40 anni.


Il momento storico che il mondo intero sta vivendo, ha bloccato l'intero contesto musicale, specie per quanto concerne l'attivita' live, per un artista e, a questo proposito, Bluebird Reviews e' curioso di sapere quanto gli ultimi 12 mesi hanno creato un impatto non solo nella vita ma soprattutto nella professione del bassista e produttore. "Normalmente, sono abituato comunque ad un approccio alla vita abbastanza sereno, che non debba essere necessariamente essere inteso come un tipo di approccio superficiale, leggero o fatalista. Credo che tutte le difficolta' vadano affrontate e non ci si debba permettersi il lusso, su qualsiasi cosa che si stia facendo in questa vita, di lasciarsi andare ma bensi di affrontarle per quelle che sono, possibilmente senza farsi prendere dal panico. Il 2020 e' stato sicuramente un anno duro per tutti e sono certo che abbiamo un po' tutti noi perso qualcuno o qualcosa, nella vita, incluso me che a Maggio 2020 ho perso mia madre, anche se non per colpa della pandemia. Da musicista, credo che l'unica cosa che si possa fare, anche se non su un palco, sia quello di provare a continuare a suonare, a produrre nuovi progetti, un po' come e ' capitato a me, ultimamente, con la realizzazione di Mephisto Ballad insieme ad Aiazzi e, durante il primo lockdown, con Stefano "Edda" Ramboldi. Con Edda, abbiamo lavorato insieme e fatto un disco, sebbene a distanza, con lui a Milano, mentre assisteva suo padre e con pochi mezzi a disposizione, letteralmente solo un Ipad e una chitarra, senza nemmeno un microfono. Dove io abito, non lontano da Livorno, ho un piccolo studio dove ho messo insieme quello che Edda mi aveva mandato, piu' quello che avevo registrato io; cosi' ci siamo letteralmente "inventati" un disco che poi abbiamo regalato a quasi 2000 persone, anziche' venderlo. Il disco si chiama Noio Volevom Suonar e siamo stati molto contenti che sia piaciuto a coloro ai quali lo abbiammo regalato. Per me ed Edda, questo disco e' stato un po' come una terapia per cercare di combattere questo enorme buco nero che e' questa pandemia, dove si sta cominciando finalmente a vedere una piccola luce alla fine del tunnel. Indubbiamente, la situazione che stiamo vivendo, a noi musicisti ha creato e continua a creare non pochi disagi di natura economica, tra concerti che saltano e le spese del quotidiano. Tutto cio' che si puo' fare, e' di stringere la cinghia e di cercare di uscirne; non necessariamente uscirne migliori ma fondamentalmente uscirne e basta".


L'amicizia tra Maroccolo ed Edda, pur risalendo a piu' di vent'anni fa, non aveva pero' mai portato i due musicisti a realizzare un disco in studio insieme. "Vero, ci siamo conosciuti, anche se non bene come ora, nel periodo dei Ritmo Tribale, che ha coinciso piu' o meno con i miei ultimi anni di permanenza nei Litfiba. All'epoca, non abbiamo avuto la possibilita' di conoscerci a fondo. Abbiamo avuto modo di ritrovarci e anche di conoscerci un po' meglio durante una collaborazione a questa sorta di folle collana editoriale che mi vede coinvolto, chiamata Alone, nella quale c'e' un disco nuovo che esce ogni sei mesi e sul primo disco, gli chiesi se gli andava di collaborare insieme a me. Lui accetto', scrivendo tra l'altro un bellissimo Mantra, cosa che normalmente lui non fa, nei suoi dischi da solista. Edda e' Induista e perdipiu', avevamo questa grande conoscenza in comune con il compianto Claudio Rocchi e da allora, ci si e' sempre detti di provare a fare, un giorno o l'altro, un disco assieme, cosa che siamo riusciti finalmente ad attuare. La pandemia e' stata sicuramente uno dei motivi che ci ha permesso di fare cio', poiche' i nostri impegni artistici erano saltati un po' tutti, sia a me che a lui. E da un paio d'anni a questa parte, stiamo anche coltivando un bellissimo e profondo rapporto umano, che prescinde dalla musica, come poi spesso accade nella mia vita, quasi come se fossimo fratelli. Il disco che abbiamo fatto insieme e', in qualche modo, la fotografia di questo bel rapporto che sta fiorendo tra me ed Edda che, molto probabilmente, ci consentira' anche di lavorare di nuovo insieme su progetti futuri". 


Alone I-IV, il progetto pluriennale al quale Maroccolo si riferisce, fu costruito in maniera totalmente diretta ed organica, con una favolosa combustione artistica tra tutti gli ospiti presenti sui dischi che sorprese positivamente tutti, proprio come se Maroccolo ed is uoi ospiti si conoscessero, musicalmente, da una vita. Con questo preambolo, il nostro sito e' curioso di conoscere se dietro ogni uscita del progetto c’era una idea di base su quello che doveva essere il suono di ciascun album oppure se molti dei brani facenti parte dei vari volumi, erano nati nella estemporaneita' piu' totale, magari durante delle improvvisazioni in studio. "In linea di massima, quando iniziammo a parlare con il creatore della collana editoriale Alone, che e' Marco Cazzato, con Nelio Salvadori, che e' anche colui che poi scrive i testi e la guida all'ascolto all'interno di ciascun disco e Alessandro Nannucci della Contempo, a me venne l'idea di creare una sorta di "concept", che sostituisse la mancanza di parole cantate con un contesto musicale a tema. L'idea fu accettata e ogni ospite presente su ogni disco ha accettato di buon grado di seguire il concetto tematico presente su ogni disco. La scelta degli ospiti musicali su ogni disco non e' mai stata casuale ma basata bensi' sul bisogno sonoro della tematica affrontata su ciascun album. Mi piace pensare che con qualsiasi artista presente su ciascuno dei volumi di Alone, e' come se si fosse creata una sorta di virtuale partita a ping pong musicale, nella quale ci si scambia suggestioni sonore e dove ciascun ospite, ciascun artista ed amico, ha la piu' completa liberta' artistica".


Nel corso della nostra conversazione, Maroccolo menziona Claudio Rocchi, cantautore tristemente scomparso da qualche anno e con il quale, nel 2013, incise un bellissimo ed intenso disco chiamato VDB23/Nulla E'  Andato Perso, un incontro artistico di grandissimo spessore tra due musicisti in perfetta simbiosi, umana e personale, una esperienza che, in qualche modo, ha segnato Maroccolo anche un po' dal punto di vista personale nel modo in cui affronta la vita di tutti i giorni. "Cio che dici e' assolutamente vero, perche' una delle mie piu' grandi fortune, non assolutamente ricercata e per quanto surreale possa suonare, e' di non aver mai pensato nella vita di fare il musicista come professione. Mi e' capitato di farlo, proprio perche', probabilmente, non avevo mai desiderato di farlo. Era si' una passione che coltivavo sin da ragazzo, una forma di hobby per me propedeutico ma non pensavo mai che si tramutasse poi in una professione. Quando poi la musica e' diventata un mestiere vero e proprio per me, e' stato li' che ho avuto quella fortuna di potermi confrontare con altri musicisti ed esseri umani. Perche' quando la musica ti lega ad altre persone, ad altri colleghi, e' li' che poi nascono incontri non solo artistici ma anche umani che considero sorprendenti e molto speciali. Incontri che, in un certo qual modo, ti segnano la vita, ti evolvono come persona e culturalmente, ti aprono gli occhi. Claudio e' stato sicuramente una di queste persone davvero speciali. Un po' come e' accaduto con Edda, l'incontro con Claudio credo sia stato un incontro fulminante per entrambi, che poi ha causato, come conseguenza naturale, il disco che abbiamo fatto insieme. Per me, definirei l'incontrare e il conoscere Claudio, come trovarsi di fronte ad una persona davvero Illuminata con la I maiuscola. Illuminata perche' senza spocchia o senza la presunzione di dare insegnamenti, un qualcosa che ho avuto modo di verificare personalmente, poiche' per quasi due anni abbiamo vissuto insieme per molti mesi, nella sua casa in Sardegna o qui dalle mie parti in Toscana. L'incontrare una persona davvero speciale come Claudio ha fatto si che, in un determinato momento della mia vita, sia stato per me possibile attuare una mia rinascita spirituale, in questa vita terrena che stiamo vivendo, infondendomi quel coraggio di voltare punto e a capo, di rinunciare alla paura e molto di piu'. Suoneranno come cose banali o elementari, se si vuole, pero' la nostra amicizia ha avuto davvero un grosso impatto sulle nostre esistenze, inclusa quella di Claudio. Quando abbiamo fatto quel disco, Claudio sapeva di andare incontro al suo progetto di rinascita assoluta, perfettamente preparato all'idea che avrebbe presto lasciato questa vita terrena da li a poco, con destinazione diretta nel Nirvana, poiche' non credo che a Claudio tocchera' la sfortuna, diciamo cosi', tra virgolette, che si possa reincarnare, poiche' era veramente una mente ed un cuore illuminatissimo. Il disco fu costruito tutto in maniera artigianale, dalle copertine (la carta ci arrivava direttamenrte dal Nepal) oppure usando dei timbri per mettere dei marchi sulla copertina.. E' stato un lavoro bello in maniera totale, perche' quel disco contiene delle cose per me meravigliose, sia a livello di testi che musicale, un qualcosa che la gente sta scoprendo man mano (il disco e' gia' alla terza ristampa) ogni giorno di piu'". 

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L'anno prima che Gianni Maroccolo registrasse il disco con Rocchi, il talentuosissimo bassista e produttore italiano annuncio' che avrebbe smesso di suonare. Nel 2013, pero' arrivo' un allettantissimo invito a Maroccolo, da parte di Renzulli e Pelu' dei Litfiba, di far parte di una reunion della band originale dal vivo e magari quello, puo' essere stato uno dei fattori determinanti che forse portarono Maroccolo a cambiare idea sul ritirarsi dalle scene musicali. "Non credo molto, forse solo in minima parte. Credo che la ragione per la quale io ripresi a suonare, sia stata una delle tante conseguenze naturali arrivate dopo l'esperienza con Rocchi, di cui ti ho raccontato, perche' lo spessore di quella esperienza con Claudio mi porto' a cambiare opinione, unitamente al numero infinito di richieste che mi giunse da tanti aficionados che mi hanno seguito da anni e che, con tanto amore ed affetto, mi chiesero di ripensarci. Il disco con Rocchi, all'inizio, nacque anche con il proposito da parte mia di smettere di suonare e di dare quel disco in dono a coloro che ne avevano piacere come ringraziamento per avermi seguito nel mio percorso musicale da diversi anni e per quella forma di devozione artistica che mi avevano dedicato. Quando Claudio comprese il mio desiderio di lasciare il mondo della musica, mi disse di aspettare un po', nel compiere quella scelta. Claudio, sotto mia richiesta, produsse quel disco (VDB23/Nulla E'  Andato Perso) e, nel frattempo ci stavamo lavorando, mentre stavo gia' meditando di cambiare idea sul mio ritiro dalle scene, li' mi arrivo la chiamata di Piero e Ghigo, chiedendomi di fare questa cosa insieme, cosa che accettai, realizzando che avevo definitivamente cambiato idea sul continuare a fare musica. L'esperienza della reunion fu davvero stupenda. All'inizio, l'idea era di fare solo un concerto insieme, poi quei concerti diventarono due e mano a mano crescevano, fino a diventare un Tour vero e proprio, fatto di 17 feste sul palco condivise davvero con un sacco di gente, mentre sul palco si respirava una atmosfera di assoluta' serenita' tra tutti noi. Una serenita', credo, anche dovuta al fatto che' si sapeva tra noi che quel Tour fosse solo un progetto unico, un progetto che non si sarebbe prolungato e dove non c'erano regole imposte, come talvolta accade in un gruppo che suona piu' in maniera continuativa". 


Sicuramente, uno tra i tanti progetti musicali di Maroccolo che ha tributato altissimi onori sia a livello di vendite commerciali, sia come apprezzamento da parte della critica musicale e affetto da parte di migliaia di fans, e' stata l'avventura con il Consorzio Suonatori Indipendenti (C.S.I.), un avventura che ha generato dischi di grande impatto sonoro ed emozionale, come sovente accade nei progetti nei quali Maroccolo e' impegnato. Un'avventura che e' stata celebrata, in particolare, per l'uscita di quello che fu l'ultimo album in studio del gruppo, Tabula Rasa Elettrificata (T.R.E.) del 1997, anche dalla televisione, in uno splendido documentario retrospettivo trasmesso da Sky Italia, nel quale Maroccolo e tutti i membri e collaboratori aggiunti della band, raccontavano di come quel disco fosse nato. "Personalmente, il documentario mi e' piaciuto molto. Per la prima volta, ad esser sincero, mi sono ritrovato a rivivere un momento storico della mia vita musicale approcciato in maniera molto seria e rispettosa, pur rimanendo nella sobrieta', poiche' poi alla fine si parlava di effetti, di suoni, di registrazioni, aneddoti, parti musicali, eccetera. Ringrazio in particolare Stefano Senardi, l'ideatore della trasmissione, non solo perche' ha voluto fare una puntata sui C.S.I. ma anche perche', a livello personale, ha trattato la materia in questione nel programma con grande serieta' e competenza, un qualcosa che mi ha emozionato, piacevolmente stupito e dato tanta soddisfazione, specie perche' il contesto del programma mi riguardava e mi riguarda molto da vicino. Il programma e' stato registrato in momenti temporali diversi, da parte di ognuno di noi e quando ho registrato la mia, di parte, personalmente non avevo grandi aspettative, poiche' fa parte un po' del mio carattere essere cosi. Quando poi Senardi mi ha fatto vedere il pre-montato del programma, che poi e' lo stesso che e' andato in onda alla fine in televisione, dalla emozione me lo sono guardato sei volte! (sorride). Cosa stranissima per uno come me che, solitamente, quando registra un disco, non se lo riascolta se non prima di tre o quattro anni. La cosa piu' bella, secondo me, di quel documentario, e' che oltre ad avere documentato il disco di maggiore successo popolare del gruppo con grande accuratezza, credo abbia avuto anche il merito di far capire a coloro che lo hanno visto la bellezza oggettiva contenuta in T.R.E. ed allo stesso tempo, fornire uno spaccato bello ed interessante sulla storia dei C.S.I.".

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                                       Consorzio Suonatori Indipendenti (C.S.I.)

 

Tra i tanti pregi di un artista come Maroccolo, c'e' anche quello di voler salvare e preservare lavori musicali importanti che magari non sono finiti, per vari motivi, su album in studio o dal vivo. Nel caso relativo alla sua esperienza con i C.S.I., Maroccolo lavoro' incessantemente su quello che fu una sorta di canto del cigno del gruppo, un album uscito in due volumi chiamato Noi Non Ci Saremo, una raccolta di inedita ed esibizioni live sparse registrate nel corso di numerosi tour del Consorzio Suonatori Indipendenti. Data la volonta' da parte del bassista di non lasciare quei brani a marcire in un archivio o su un database ma piuttosto dargli nuova linfa vitale, attraverso quella raccolta, il nostro sito desidera chiedere a Marok se la pubblicazione della raccolta in questione e' stata una decisione unanime della band o se invece Maroccolo ha dovuto fronteggiare ostracismi interni, prima di pubblicare quella splendida raccolta. "Sai, quel periodo era il periodo nel quale avevamo gia' un po' tutti deciso e accettato il fatto che quel progetto musicale fosse arrivato alla fine, come di fatto poi si e' dimostrato. Nonostante tutto, pero', abbiamo mantenuto, anche per quel disco, una sorta di equilibrio naturale che si era venuto a creare nella nostra storia di gruppo, dove a me e' spettato quello che normalmente viene chiamato in gergo, la gestione della produzione artistica dei dischi, incluso quello che hai citato, oltreche' dei nostri concerti. Quando si tratto' di dover chudere definitivamente la nostra storia, come gruppo, pensai che, per chiudere il cerchio del nostro percorso musicale insieme in maniera definitiva, mancavano una serie di piccoli elementi e documenti sonori a completamento di cio'. Chiesi il parere a tutti i componenti e ogni membro della band mi diede il benestare. Quello che ho fatto, poi, come documentato anche sui due dischi, non e' altro che una continuazione di quello che facevo normalmente all'interno dei C.S.I., vale a dire impastare un po' i suoni, tagliare e rimontare alcune cose, rimanendo pero' sempre coerente con quello che era stato il percorso artistico dei C.S.I., cosi da dare al progetto stesso una funzione artistica e una ragion d'essere vera e propria. E' stato molto lungo, invece, il lavoro di selezione e di post-produzione, che e' durato quasi un anno, poiche' ho dovuto ascoltare tanto materiale. Abbiamo dovuto, insieme a chi si e' sempre occupato di registrare con me tutti i dischi dei C.S.I., vale a dire il compianto Giovanni Gasparini, lavorare in studio, alla fine, per quasi sei mesi, tra il tempo impiegato nello scegliere, editare e remissare certe cose incluse in quel doppio. E' stato un lavoro certosino di cui pero' vado veramente fiero ed orgoglioso. Credo che quel disco sia, tra l'altro, per chi non conosce a fondo la storia dei C.S.I., lo strumento conoscitivo adatto per capire e anche apprezzare il percorso artistico che abbiamo fatto assieme a tutti i membri del gruppo".


Nel contesto musicale generale, spesso si e' verificato che tanti bassisti di fama mondiale, come Maroccolo, si siano anche cimentati nel ruolo di produttori di album con grande successo. Un qualcosa che, forse, puo' essere dovuto anche al fatto che tanti bassisti, in virtu' del ruolo sonoro che coprono, in studio e su un palco, siano anche piu' capaci di portare quell’ ordine nella fase di costruzione di un disco un po' piu' di altri componenti di una band. "Non saprei dirti. Personalmente, da quando ero ragazzino (potevo avere avuto 7 anni), ho passato ore interminabili, persino nottate, di nascosto ai miei genitori, ad ascoltare dischi e con questa chitarra acustica che avevamo a casa, cercavo di simulare tutte le parti che conoscevo, per cui, se c'era un ritmo di batteria, battendo sulla cassa, cercavo di ricrearlo in maniera artigianale. Con la stessa chitarra, cercavo di ricreare il giro di basso o gli accordi, insomma, cercavo di capire quale fosse l'insieme, quell' alchimia che, in qualche modo, facesse poi si che, come un mosaico, ricucisse tutti insieme quei pezzettini sonori fino a crearne poi una meravigliosa composizione finale. Credo che, sin da subito, sono stato incuriosito dal perche' e dal come quella alchimia ti arrivava, cos'era che la causava, al punto tale che poi, negli anni, ho studiato composizione ma soprattutto musica d'insieme, arrangiamento e armonia. Poi ho finito per suonare il basso un po' per caso, perche' facevo doposcuola di musica dove seguivo tutto e nei saggi, dove mancava un bassista, prendevo il basso e mi dicevo, "Ok, ci provo". Da li' poi, col tempo, ci ho preso sempre piu gusto e soddisfazione nel suonare il basso, perche', nella musica contemporanea, il basso e' uno strumento abbastanza atipico e fondamentale allo stesso tempo. Pur non spiccando, dal punto di vista puramente sonoro, in un normale collettivo, e' per me quell'ingrediente fondamentale che determina armonie, controcanti, il tipo di scrittura ritmica che dai a un pezzo e molto di piu'. Insomma, nonostante le sue piccole quattro corde, ti dava quel potere di essenzialita' all'interno di un progetto, di un collettivo. Forse per questo, sin dai primi anni con i Litfiba, mi e' sempre piaciuto piu' che altro mettere insieme le idee di tutti, piuttosto che pensare alla mia linea di basso . Ricordo che con i Litfiba, la musica nasceva attraverso jam sessions, si suonava e io ero quello a cui veniva un giro di basso ed era capace di tenerlo anche per sette/otto ore, in modo tale che tutti poi si potessero allineare. Oppure, capitava a volte a me o ad altri all'interno del gruppo, quando capitava di avvertire che stavamo suonando della roba interessante e bella, ero quello che diceva "Ragazzi, fermiamoci che qui abbiamo qualcosa di tosto". Insomma, credo di aver sempre avuto una naturale predisposizione verso questo tipo di cose e fondamentalmente, verso il suono. Tra i vari viaggetti di studio che ho fatto negli anni, mi e' capitato di fare musica elettronica e fonologia al Conservatorio a Firenze e poi di andare subito all'interno di studi di registrazione a spazzare per terra o a portare il caffe', con l'intento, fondamentalmente, di capire come nascevano certe cose e di capire la funzionalita' e anche l'importanza di ruoli come l'arrangiatore, quello che si occupa della produzione o il tecnico del suono. Tutte figure fondamentali, per chi fa musica, poiche' devono, in qualche modo, fotografare e, possibilmente, dare del valore aggiunto al linguaggio che ogni musicista ha. Io, per di piu', nel periodo coi Litfiba, ero anche curioso di sapere, di conoscere, tutto cio' che ruotava intorno alla vita di un musicista, perche' ho sempre avuto l'impressione, al costo di suonare presuntuoso, che certe cose accadessero unicamente perche' qualcuno suonava e nulla piu'. Pero' poi, alla fin fine, nei rapporti con le etichette, nei rapporti con i manager, in tutte queste situazioni trovavi sempre gente che ti diceva cosa dovevi fare, cosa che a me non tornava per niente, poiche' pensavo che dovrei essere io, come musicista, a chiedere a te, manager, etichetta, eccetera di fare delle cose e non il contrario. E' per questo che ho voluto, alla fine, mettendomi d'impegno, capire tutto cio' che ruota all'interno di un progetto musicale ed il processo che porta al prodotto finito. E questo non solo per dischi di studio ma anche per quello che comporta il processo finalizzato alla pubblicazione che per la musica live, per i contratti, per gli aspetti legali, per qualsiasi cosa, insomma. La conoscenza degli impianti e delle leggi che gravitano intorno alla musica, insomma e come dovevo muovermi e comportarmi. Fu un po' come andare ad una universita', ad una accademia dove impari in maniera autodidatta a come regolarti, in quel mondo. Prima che me ne andassi dai Litfiba, a quel tempo, Alberto Pirelli (nostro manager) mi propose di fare due produzioni artistiche, una per un cantautore greco e l'altro per un gruppo sardo, negli anni '80. Fu una esperienza per me bellissima e devo riconoscere che la produzione e' una cosa che mi affascina moltissimo. Cio' mi ha anche fatto capire, negli anni a seguire, che la figura del produttore puo' essere utile soprattutto quando inizi a fare musica, vale a dire quando entri per la prima volta in uno studio di registrazione e magari hai bisogno di qualcuno che ti dica come accordare la pelle di un rullante, quali corde devi usare, questo tipo di cose... Infatti, guardandomi indietro, mi accorgo che il novanta per cento dei dischi che ho prodotto negli anni sono tutte opere prime di gruppi o di cantautori".

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                                                                                   Litfiba


Maroccolo e' uno di quegli artisti a 360 gradi, sempre attento a nuovi stimoli sonori che possono derivare da qualsiasi corrente musicale. Un po' la sintesi di quello che e' accaduto con un progetto chiamato Deproducers, dove insieme a colleghi musicisti/produttori e collaboratori di lusso come Vittorio Cosma, Riccardo Sinigallia e Max Casacci, Maroccolo e i Deproducers hanno intrapreso un concetto sonoro legato a filo strettissimo alla scienza ed alla genetica. Viene da chiedersi, ancora una volta, quale e' stata la molla che ha spinto Marok ad essere parte di questo interessantissimo progetto. "Sai, la voglia di sperimentare, quella non finisce mai, non importa quale eta' tu abbia. Il progetto Deproducers e' arrivato in una eta' bella matura, per me ma credo anche per tutti quelli coinvolti nel progetto. E' una idea principalmente di Vittorio Cosma, che ha deciso di inventarsi questa sorta di collettivo che include quattro musicisti, provenienti da mondi musicali abbastanza lontani, apparentemente, tra di loro. Sin dall'inizio, l'idea di questo progetto mi solleticava, perche' mi vedevo all'intorno di un ring pugilistico dove c'erano questi quattro pugili all'interno, pronti a "menarsi" l'uno con l'altro di santa ragione, dal punto di vista sonoro e sul come impostare il progetto (sorride). Avevamo comunque in comune il fatto che provenissimo, musicalmente, dalle sonorita' della fine degli anni '60 e degli anni '70 ma non volevamo sche il fine di questo progetto fosse solo riunirci e vedere cosa poteva nascere da jam sessions improvvisate. Sentivamo un po' la necessita' di avere una idea che fungesse da guida e che potesse dare a tutti noi una direzione ben precisa. Tra l'altro, poiche' eravamo tutti d'accordo che non volevamo avere un cantante, all'interno del progetto, pero' desiderio di affrontare una dinamica, diciamo cosi', di gruppo, decidemmo di utilizzare la scienza come filo conduttore, con gli scienziati stessi a narrare la materia in modo poetico, soprattutto nel modo piu' semplice e diretto possibile.Poiche' inoltre mi piace pensare che niente succede per caso, accadde un giorno a Milano che Cosma entro' all'interno del Planetario e conobbe Fabio Peri, che e' stato il primo scienziato con il quale abbiam fatto il nostro primo disco sull'astronomia come Deproducers. Da li' poi sono partiti una serie di concerti molto interessanti, secondo me e poi tutta una serie di altri capitoli musicali, sempre a tema, come il secondo sulla botanica con Mancuso (Plant Neurobiologist) e via a seguire".


Prima di finire la nostra piacevolissima conversazione, con quello che e' da sempre riconosciuto come un pilastro della musica italiana di questi ultimi 40 anni, un artista che ha sempre amato ed ama tuttora giocare con la musica e sperimentarne tutti gli angoli e le sfumature possibili, chiediamo a Gianni Maroccolo se gli piacerebbe, tra circa un centinaio di anni, essere ricordato per il suo enorme contributo alla storia della musica italiana di questo ultimo mezzo secolo attraverso un solo aggettivo che ne incorporasse tutte le sue qualita' artistiche ed il suo sconfinato talento. "Probabilmente la parola Alchimista. Mi piace l'idea di avere vissuto e di aver contribuito, in un certo modo, a causare certe belle storie che si sono verificate in Italia a livello musicale. Tra l'altro, la tua domanda e' anche un po' un qualcosa che mi chiesi gia' dai tempi in cui mi allontanai da Litfiba, quando iniziai a capire non cosa volevo dalla musica ma bensi  il bisogno di continuare a suonarla, senza avere il bisogno disottopormi a una serie di meccanismi, di cose, che avvengono all'interno dell'intero mondo che gravita intorno alla musica. Da li', pensai quali fossero poi le mie speranze, se si trattava di inseguire e raggiungere il successo, riuscire a diventar popolare, andare in classifica, fare un sacco di soldi... Alla fine, mi resi conto, per quanto futile possa suonare, che tutto cio' che desideravo fosse solo lasciare un piccolo segno del mio passaggio su questa vita terrena e, se riesco a farlo con la musica, saro' la persona piu' felice del mondo, sia in questa vita che nelle altre che mi tocchera' vivere, quando mi reincarnero'".


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